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Nessuna differenza tra specie viventi

Similmente riteniamo che tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali sono della stessa stirpe originaria, perché i principi dei loro corpi sono per natura gli stessi […], e ancor più perché l’anima che è in loro non è diversa per natura in rapporto agli appetiti, ai movimenti di collera, ai ragionamenti e soprattutto alle sensazioni. (Teofrasto)

L'antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta per smascherare il più grave errore morale della società occidentale antropocentrica, ossia il rifiuto di riservare un trattamento egualitario agli esseri viventi non umani solo per ragioni connesse alla diversità di specie. Come l’antirazzismo rifiuta che possano sussistere differenze di trattamento sulla base della diversità tra razze umane e l’antisessismo in virtù della differenza di sesso, l’antispecismo rifiuta la discriminazione fra specie, sostenendo che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente.
L'approccio antispecista afferma che:

  • le capacità di provare sensazioni (come piacere e dolore), d’interagire con l'esterno, di manifestare una volontà, d’intrattenere rapporti sociali, non sono prerogative della specie umana;

  • l'attribuzione di tali capacità agli Animali comporta un cambiamento essenziale del loro status etico, da equiparare a quello normalmente riconosciuto agli umani;

  • da ciò ne consegue una trasformazione profonda dei rapporti tra umani e non umani;

  • ogni essere senziente possiede diritti esistenziali che dovrebbero essere riconosciuti dall'umanità. Il filosofo Jeremy Bentham può essere considerato il fondatore dell’antispecismo, quando nel 1948 nel suo “The Principles of Moral and Legislation” incluse tutti gli Animali all’interno della stessa comunità morale.


Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia [...] Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle o la terminazione dell’osso sacro sono motivi ugualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso destino! [...] Il problema non è: “Possono ragionare?”, né: “Possono parlare?”, ma: “Possono soffrire?”. (Jeremy Bentham)

L’antispecismo moderno fu delineato con precisione dai filosofi Peter Singer (in “Liberazione animale”, 1975) e Tom Regan  (in “Diritti animali”, 1990), secondo il principio di uguale considerazione degli interessi degli Animali e degli umani (introdotto da Singer) e del concetto del diritto degli Animali in quanto esseri senzienti di ricevere un trattamento rispettoso e di non essere danneggiati (introdotto da Regan).

Penso alle mucche, ai vitelli, al toro; capre e pecore e perfino […] all’umile maiale, come a rappresentazioni celesti: mansuete, dolorose sempre, benevole sempre, magnifiche. Non vedo perché l’uomo debba pensare che gli appartengono, che sono suoi propri, che può distruggerli, usarli. Concetto tra i più barbari e nefasti, da cui procede tutta la immedicabile violenza umana, l’essere micidiale della storia, la cui meta sembra solo l’accrescimento di sé, tramite il possesso e la distruzione dell’altro da sé. […] Più uccidiamo e più siamo uccisi. Più degradiamo e più siamo degradati. (Anna Maria Ortese)

La visione antispecista considera di pari valore umani e non umani mirando alla costituzione di una Società Ecocentrica in cui non si causino inutili sofferenze ad Altre Specie Viventi e al Pianeta. Questo obiettivo può essere raggiunto nella quotidianità attraverso:

  • l’impegno contro qualsivoglia forma d’ingiustizia e prevaricazione,

  • il rispetto dell’Ambiente e verso ogni forma di vita,

  • il veganismo etico e il consumo critico,

  • il riciclo e il riuso di beni per non alimentare il consumismo ed esercitare il minor impatto possibile sulle Altre Specie e sul Pianeta.


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